Su questo argomento molti di voi avranno già letto libri, riviste specializzate, nonché articoli su internet: noi in questa sede non pretendiamo di scrivere un trattato di psicologia canina, ma tentiamo solo di spiegare con parole semplici cosa intendiamo noi per addestramento, allo scopo di dare un input a chi in punta di piedi si sta affacciando al mondo affascinante della cinofilia.
LA PSICOLOGIA
La psicologia canina, ovvero la scienza che studia il comportamento del cane socializzato con l’uomo, ci viene in aiuto offrendoci preziose informazioni sui sistemi di apprendimento dei cani e suggerendoci metodi per condizionare i loro comportamenti premiando quelli graditi ed ignorando quelli non desiderati. Dobbiamo tener conto che il comportamento del cane è il risultato della combinazione genetica e dell’ambiente in cui vive.
E’ bene ricordare che il cane ha un antenato di lusso, il lupo, con il quale condivide un patrimonio genetico molto simile. Il nostro amico a quattro zampe è riuscito, attraverso una fase di evoluzione molto lunga, ad adattarsi perfettamente alla vita domestica, ed è cambiato nel corso degli anni per una forte selezione dell’uomo, il quale è intervenuto selezionando le varie razze. Da tali premesse comprendiamo come il comportamento di base e l’apprendimento siano i medesimi per qualunque razza, “bastardini” compresi.
IL CUCCIOLO
Appena un cucciolo entra a far parte della nostra vita, inevitabilmente per lui, che già nella pancia della madre ha ereditato molte informazioni e che subisce ora l’influenza del mondo che lo circonda, comincia la fase di educazione o addestramento. Non esiste molta differenza tra educare un bambino ed un cane, se non nel fatto che il cane in genere diventa un componente della famiglia solo attorno al secondo mese. Questa cosa non è da sottovalutare: l’ideale è far vivere al cucciolo nel modo meno traumatico possibile il delicato passaggio dalla sua famiglia originaria (mamma e fratelli) al suo arrivo tra noi, trovandogli un posto tranquillo dove possa riposare (evitare, ad esempio, di farlo dormire da solo in un grande giardino), ed evitando di stressarlo troppo, dal momento che il cucciolo ha bisogno di dormire anche durante il giorno.
Come a un bambino, dobbiamo insegnare al cane a distinguere tra le cose che gli sono permesse e quelle che non può fare, dandogli alcune regole che devono essere rispettate. E’ addestramento quando gli insegniamo a non saltare addosso alle persone che vengono a trovarci, è addestramento quando non lo facciamo salire sul divano o sul letto, è addestramento quando non gli diamo cibo dalla tavola: tutte queste situazioni devono essere ricreate più volte, affinché possano venir fissate nella mente dal cane.
Il cane, animale da branco, ha un forte desiderio di apprendere e di comprendere i nostri stati d’animo: dobbiamo rappresentare per lui una fonte di sicurezze, ovvero un buon capobranco, cercando altresì di entrare nella sua mente e capire i suoi comportamenti.
IL PREMIO
Quante volte, tornati a casa dopo una giornata di lavoro, trovando il cane che ha fatto disastri, immediatamente lo rimproveriamo pensando che abbia capito di aver sbagliato… Molto probabilmente invece il cane ha capito che siamo arrabbiati e associa “uomo=guai”. Lo sbaglio che spesso viene fatto è quello di dare poca o nulla importanza ai suoi comportamenti positivi, mentre si esagera nel castigarlo magari anche dopo che è passato molto tempo da una sua azione negativa. Il premio o la punizione (“NO!”) devono essere dati in modo tempestivo all’azione svolta.
Dobbiamo tenere sempre presente la catena “STIMOLO-RISPOSTA-PREMIO”: il premio deve essere qualcosa di molto piacevole per il cane, qualcosa che lo gratifica molto, tipo un pezzetto di wuster o di formaggio, dato in modo appropriato in base alla risposta data dal cane. Per togliere invece un’azione negativa al cane, il segreto è ignorarlo, senza dimenticare di insegnagli poi il comportamento alternativo da adottare.
Per questi motivi si consiglia di non lasciare il cane a se stesso, libero o meglio “abbandonato” in un giardino: in questo modo l’animale imparerà che è lui che può scegliere cosa fare, userà molto il suo istinto, si sentirà il capobranco, compito che se non è in grado di fare, lo condurrà a fare molti errori. Nascono così i primi problemi, ma non per colpa del cane…
IL CARATTERE
Durante le fasi di addestramento é da tener presente che, così come ogni individuo ha il suo carattere, così nessun cane è uguale ad un altro, e di conseguenza l’uomo deve adattarsi.
Le doti caratteriali indispensabili per un cane da soccorso sono: tempra media, temperamento vivace, docilità buona o ottima, aggressività bassa o nulla, buona sociabilità cospecifica e intraspecifica, nulla mordacità, buona vigilanza, buona possesività, e buona curiosità.
La tempra è la capacità di sopportare stimoli spiacevoli per il cane, e di solito è inversamente proporzionale alla docilità, nel senso che soggetti con tempra alta sono generalmente poco docili. Il temperamento é la velocità di reazione di fronte a un determinato stimolo spiacevole e non: una reazione imminente mostra un comportamento vivace, necessario nel cane da soccorso, che deve essere brillante. La docilità è la capacità di accettare l’uomo come il suo naturale capobranco; non dobbiamo intendere questa dote come mera sottomissione nei confronti dell’uomo: tra cane e conduttore deve esserci un forte legame per poter diventare un’unità cinofila, ovvero uno strano animale con sei zampe e un cuore solo. La sociabilità cospecifica deve essere buona, nel senso che il cane da soccorso deve saper lavorare con i suoi simili; è importante però non commettere errori durante la fase di socializzazione, evitando ad esempio di esporre i cuccioli a cani che non sanno interagire, onde evitare di creare dei traumi ai più piccoli. La curiosità è la capacità del cane di conoscere e la volontà di scoprire il mondo che lo circonda: per un cane da soccorso è fondamentale. Una buona possessività si evidenzia molto durante il gioco, soprattutto se come premi usiamo la pallina o il manicotto.
IL GIOCO
Il gioco è un comportamento tipico degli animali sociali, i quali lo utilizzano per stabilire in modo non aggressivo i rapporti di branco: i cuccioli imparano a sottomettersi e a dominare, capacità che servirà poi loro nel corso della vita. Oltre ad essere un’attività che favorisce un buon mantenimento fisico, il gioco crea nel cane una buona conoscenza delle sue potenzialità e costituisce anche il terreno per un apprendimento rapido e gratificante.Saper e voler giocare é fondamentale per un buon rapporto conduttore-cane. Il voler giocare può partire da un comportamento del conduttore che stimola il cane al gioco, e deve cessare nel momento in cui il conduttore lo decide. E’ sbagliato però reprimere la voglia spontanea del cane al gioco: si rischierebbe di indebolire molto il suo carattere.
Per imparare a giocare bene con il cane è utile guardare attentamente un bimbo che gioca con l’animale: ci accorgeremmo subito che entrambi giocano per divertimento, in modo spontaneo e senza alcuna barriera divisoria, mentre noi adulti non ci lasciamo andare e a volte pretendiamo troppo dal cane.
Per giocare possiamo usare delle palline, che non devono essere né troppo piccole (per evitare che il cane possa ingoiarle), né troppo pesanti. Noi utilizziamo le palline da tennis: possiamo utilizzarne due per stimolare di più il gioco e renderci interessanti agli occhi del cane, o possiamo inserire un cordino all’interno della pallina, al fine di poterla utilizzare nei giochi di forza tipo “tira e molla”. L’utilizzo del manicotto durante il gioco aumenta di molto la possessività, il temperamento e l’istinto predatorio del cane: occorre prestare attenzione affinché tali caratteristiche non degenerino in aggressività.
Ed ecco che in base al carattere del cane il conduttore, su suggerimento dell’istruttore, capirà con cosa deve premiare l’animale durante le fasi di ubbidienza e ricerca. Di solito vengono utilizzati più premi per un solo cane: carezze, gratificazioni con il tono della voce, palline, nonché cibo, offerti però in momenti differenti .
L' UBBIDIENZA
L’insegnamento dell’ubbidienza nel cucciolo deve essere condotto per gioco, evitando di stressare l’animale; è solo intorno ai sette-otto mesi, quando il cane ha raggiunto una certa maturità fisica ed intellettuale, che si comincia il lavoro vero e proprio. Si corregge la condotta al guinzaglio e si inseriscono altri esercizi già memorizzati dal cane, come il “seduto”, il “terra” e tanti altri esercizi, come il “terra-resta”, l’“invio”, ecc. ecc. Poco a poco si imparano i trucchi del mestiere, ci accorgeremo che il cane memorizza ogni postura del corpo del conduttore durante gli esercizi, a volte addirittura anticipandolo. Quando il cane non capisce, verosimilmente è perché il conduttore non si sa spiegare, oppure non è in grado di essere un buon capobranco.
Gli esercizi di ubbidienza sono finalizzati alla preparazione del cane per gli esami attitudinali fatti dall’E.N.C.I. (ente nazionale della cinofilia italiana) anche se questo non è chiaramente l’unico scopo. Il cane da protezione civile deve sostenere un primo esame diviso in tre sezioni (condotta, attrezzi e ricerca), attraverso il quale vengono verificati il rapporto con il conduttore e l’attitudine del cane al lavoro. Il secondo esame, condotto in tempi separati, rilascia l’operatività dell’unità cinofila.
Molti conduttori ci domandano quanto tempo è necessario per preparare un cane: noi sosteniamo che gli esami non finiscono mai. Il tempo da dedicare é veramente tanto, e il lavoro impegnativo, ma stranamente questo non pesa a nessuno di noi, perché il cane è parte di noi e se intendiamo fare soccorso allo scopo di aiutare gli altri, siamo consapevoli del fatto che lavoriamo con il cane per quasi tutta la sua vita, che purtroppo non è mai lunga abbastanza.
LA PALESTRA
Nel nostro campo di addestramento abbiamo una zona riservata alla palestra, con una serie di attrezzi di varie difficoltà: oltre agli attrezzi previsti per il superamento degli esami per superficie e macerie, ne abbiamo costruiti altri per aumentare la destrezza del cane.L’unità cinofila in preparazione alla ricerca dei dispersi, deve essere preparata per un certo periodo di tempo al campo, infatti una fase prevede il marcaggio sulle casse.
Nella palestra sono presenti alcune casse e altri nascondigli di varie difficoltà. Nelle fasi iniziali dell’addestramento alla ricerca, facciamo nascondere il conduttore a vista, successivamente inseriamo le casse in modo graduale. Partendo dal presupposto che la ricerca deve essere per il cane un momento piacevole, è molto importante far conoscere al cucciolo, specie se di tempra molle, le casse: all’inizio magari entrerà assieme al conduttore, il quale picchietterà leggermente le pareti per fargli superare la paura di una cosa non conosciuta.
LA SEGNALAZIONE
Per quanto riguarda la segnalazione, lavoriamo molto con i figuranti, al ritrovamento dei quali il cane dovrà abbaiare. Il conduttore si impegnerà per trovare il modo di far abbaiare il suo amico, sia attraverso il gioco, sia nelle ricerche: molto importante è premiare subito al primo abbaio e non insistere troppo per non stressare l’animale. Nel momento in cui il cane ha capito cosa deve fare, si inseriscono le ricerche nei boschi, sempre sul conduttore.
Nei periodi successivi, quando il cane è già in grado di cercare l’estraneo, si lavora al campo inserendo il marcaggio in zone non raggiungibili dall’animale (con il figurante all’interno delle casse, nei tubi, in un pozzo, su una scala dietro a una recinzione, ecc. ecc.), allo scopo di smaliziare il cane insegnandogli ad abbaiare sulla fonte di odore e non più solo sul contatto visivo. Non dimentichiamo che la motivazione del cane deve essere alta, e di conseguenza il figurante deve saper gratificare il cane per premiarlo del lavoro svolto.
Nella fase di preparazione del cane, alla ricerca e non solo, il rischio che non dobbiamo correre è quello di bruciare le tappe, per non incorrere in errori che ci possono costare molto cari: figurante e conduttore devono essere ben preparati, visto che è molto facile sbagliare e rovinare il lavoro svolto.