I cani sono mammiferi cosiddetti macrosmatici, cioè soggetti in cui la funzione dell'organo olfattivo supera per importanza la funzione visiva. Gli odori hanno una forte influenza sia sulla fisiologia sia sul comportamento del cane, non è esagerato dire che sotto questo aspetto il nostro fedele amico è davvero di difficile comprensione. Il ricordo di un odore dura una vita intera e influenza quasi completamente il comportamento dei cani.
La capacità del cane di annusare il mondo che lo circonda e di interpretare questi odori dipende da un complicato sistema chimico sensoriale. Prima di tutto, esso possiede narici mobili che lo aiutano a determinare la direzione dell’odore. Poi è dotato di fiuto, quella meravigliosa capacità di disgregare l’aria con un modello regolare di respirazione che attraverso le prove di laboratorio appare strutturato in una serie di tre-sette sniffate. La maggior parte degli organi sensoriali del naso del cane, gli organi settali, sono probabilmente responsabili dello scatenarsi del comportamento di fiuto.
L’aria che viene fiutata passa sopra una struttura ossea chiamata “sporgenza sub-etmoidale” che l’uomo non possiede e sulle membrane nasali che la ricoprono. L’area al di sopra della sporgenza non viene spazzata quando il cane espira l’aria e cio’ permette alle molecole olfattive di depositarsi e di accumularsi.
Quando un cane respira normalmente, l’aria penetra nei passaggi nasali ma continua il suo cammino verso i polmoni. L’azione del fiutare permette all’aria di rimanere “in riposo” nelle fosse nasali. L’intricato complesso avvolge le ossa dei maxillo-turbinati che lo scheletro fornisce affinché le membrane nasali siano idonee a creare modelli di flussi d’aria che conducono gli odori contenuti nell’aria a colpire le regioni dei recettori olfattivi.
Le molecole degli odori si disintegrano e si concentrano nel muco nasale che aderisce alle cellule dei recettori. Una volta che il muco, carico d’odore, aderisce ai peluzzi microscopici delle cellule dei recettori,il segnale chimico dell’odore si trasforma in un segnale elettrico e viene inviato alla corteccia celebrale e al sistema limbico ,ossia quella parte del cervello che regolano i comportamenti alimentali, del bere e sessuale. Piccole molecole d’odore stimolano il nervo olfattivo. Grosse molecole d’odore stimolano il nervo trigemino, uno dei maggiori nervi del cranio, e le sostanze volatili degli ormoni sessuali probabilmente stimolano l’organo vomero-nasale,altra parte dell’anatomia del cane che non esiste nei primati.
Per capire appieno le attitudini e le predisposizioni dei cani da ricerca, dobbiamo distinguere la funzione dell'olfatto e del fiuto.
Parlando dell'olfatto s'intende la capacità di saper intercettare e discernere le emanazioni odorose disperse nell'aria, mentre per fiuto s'intende la capacità di saper intercettare e discernere le emanazioni odorose provenienti da terra.
Il cane esercita l'olfatto inalando grandi masse d'aria e per questo sono adatti i cani a teleolfatto. Emblematico per quest'attitudine è il pointer che, dovendo intercettare un volatile, annusa le impronte olfattive lasciate nell'aria inspirando a fondo, favorito in questo impegno dal buon sviluppo dei seni frontali. A questo scopo concorrono i suoi assi cranio-facciali convergenti che facilitano l'orientamento verso l'alto del naso. Intercettate le tracce, si addentra nel cono d'odore sempre più intenso per giungere alla sua origine. Queste emanazioni sono paragonabili al fumo prodotto da un piccolo falò che sale sottile ed intenso per poi disperdersi in una nube rarefatta. Allo stesso modo si comporta l'emanazione odorosa intercettata da un cane che opera a teleolfatto: rarefatta ed ampia, lontana dalla sua origine, sempre più intensa e ristretta alla sua sorgente. Proprio per questo le emanazioni olfattive vengono molto influenzate, nella loro dinamica, dalla direzione e dall'intensità del vento, dalla bassa o dall'alta pressione atmosferica, dalle condizioni climatiche: eventi che un esperto conduttore, per effettuare con successo una ricerca, deve sempre considerare.
Il fiuto viene effettuato, invece, inalando piccole masse d'aria provenienti da terra e per questo sono adatti i cani a megaolfatto. Emblematici per queste attitudini sono i segugi che, dovendo intercettare un selvatico che vive a terra, esaminano con minuziosa circospezione le tracce odorose lasciate sul suolo. Le inalazioni sono più frequenti e meno ampie e, pertanto, i seni frontali di questi soggetti non sono molto sviluppati. In queste razze gli assi cranio facciali divergenti favoriscono il lavoro meticoloso del naso rivolto verso terra consentendo di scrutare avanti. Per meglio comprendere questo tipo di lavoro dobbiamo immaginare una persona sulle cui spalle venga caricata una botte da cui scenda a gocce un liquido: camminando lascia una traccia, dove sosta s'intensifica.
I cani a teleolfatto intercettano nell'aria le particelle olfattive come se usassero un telescopio, i cani a megaolfatto scrutano a terra le particelle olfattive come se usassero un microscopio.
Fin dal 1895 è noto che i cani preferiscono odori d’origine animale ad altri odori. Il naturalista E.T.Setton nel 1897 coniò un termine molto efficace per definire l’odore dell’urina di cane, chiamo le chiazze “telefoni odorosi”.
Nel 1908, gli scienziati osservarono che i cani preferiscono il muschio naturale a quello artificiale e negli anni venti furono condotti esperimenti controllati per determinare esattamente quale fosse la sensibilità del naso canino.
In un esperimento, un ramo di pino deodorato era stato tenuto per due secondi in mano da un soggetto, poi l’aveva dato da maneggiare ad altre quattro persone e infine l’aveva depositato in mezzo a venti altri rametti simili. Il cane, dopo aver fiutato il corpo del soggetto, aveva trovato rapidamente il rametto da questi tenuto in mano.
Il saggio H.M. Budget rappresenta ancora una pietra miliare nelle osservazioni sulla capacità del cane di seguire un odore.Budgett dimostrò che i cani potrebbero seguire una traccia anche quando la preda calza stivali di gomma o salta su una bicicletta. Egli aveva notato che quando l’odore di una traccia scompariva, il cane cominciava a seguirne un’altra, l’odore dell’erba calpestata per esempio. Budgett scrisse che la miglior condizione per un cane che sta seguendo una traccia si verifica quando la temperatura del terreno è un po’ piu` alta della temperatura dell’aria, all’inizio della sera.
La cosa non desta meraviglia, perché capita che questo sia anche il momento della giornata in cui i carnivori dell’olfatto molto sviluppato preferiscono cacciare.
Nel 1946 fu accertato che il cane maschio è miglior inseguitore della selvaggina rispetto alla femmina, probabilmente perché usa maggiormente il fiuto nel suo quotidiano comportamento territoriale e sessuale. Cosa piu’importante, si scopri anche che si possono potenziare nel cane le capacità d’inseguimento lungo una pista, addestrandolo adeguatamente.
Alcune razze di cane come i Bloodhound sono migliori come cani da fiuto sul terreno, altri come i Collie riescono nel fiutare l’aria, per questo le squadre di ricerca e di soccorso inglesi preferiscono questa razza. I cani che fiutano l’aria inseguono una traccia d’odore facendo la spola avanti e indietro,a testa alta e girando in tondo quando perdono la traccia dell’odore e continuano a descrivere cerchi fino a quando non la ritrovano.
Ecco alcune informazioni utili e curiose: